Per esperienza personale so che c’è un momento nella vita di una futura mamma che può creare dubbi e preoccupazione: è la scoperta di essere negativa alla toxoplasmosi. Questo significa dovere prestare particolare attenzione alla propria igiene alimentare per evitare un’infezione potenzialmente pericolosa per il feto.

Cos’è la toxoplasmosi e come si trasmette?

La toxoplasmosi è una malattia causata da un parassita del genere Toxoplasma. La via principale d’infezione ma non l’unica, è attraverso l’ingestione di alimenti o acqua contaminati con cisti di Toxoplasma gondii. I principali veicoli delle cisti sono i gatti poiché il parassita si replica all’interno del loro intestino e la diffusione delle cisti avviene tramite le loro feci. Queste infatti possono contaminare il terreno sul quale crescono la frutta e verdura di cui ci nutriamo o infettare altri animali che fanno parte della nostra catena alimentare.

Una volta introdotto nell’organismo il parassita si insedia nelle cellule di qualsiasi organo e apparato e lì vi permane per tutta la vita del paziente. Nel 90% dei casi un’infezione da Toxoplasma gondii passa in sordina, senza particolari sintomi e nel restante 10% provoca febbricola, spossatezza e reattività dei linfonodi.

Perché è così pericolosa in gravidanza?

Se la futura mamma contrae l’infezione durante o a ridosso di una gravidanza, l’infezione si può trasmettere anche al feto: si parla in tal caso di toxoplasmosi congenita. La possibilità che si manifesti una toxoplasmosi congenita aumenta con l’epoca gestazionale con un picco del 70% nel terzo trimestre. Di contro la gravità della manifestazione è maggiore nel primo trimestre. Questo è infatti il periodo più critico per lo sviluppo del feto e un’infezione da toxoplasma in questa epoca gestazionale, sebbene più rara, può avere conseguenze più severe come aborto spontaneo o alterazioni oculari e neurologiche permanenti. Il rischio di manifestazioni gravi della patologia permane per tutto il secondo trimestre mentre si riduce nel terzo trimestre.

Il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione dell’infezione da Toxoplasma gondii

Le terapie farmacologiche esistono e possono aiutare a tenere a bada il parassita ma non lo eradicano. La prima linea di prevenzione resta quindi l’igiene alimentare.

Ecco i comportamenti da seguire:

  • Evitare di mangiare carne e insaccati crudi che potrebbero contenere cisti vitali di Toxoplasma gondii (carne al sangue, prosciutto crudo, salame ecc);
  • Lavare accuratamente con bicarbonato o disinfettanti specifici a base di cloro la frutta e la verdura destinate al consumo crudo;
  • Lavare accuratamente le mani prima di portarle alla bocca;
  • Evitare le contaminazioni crociate tra cibi cotti e crudi: queste si verificano ad esempio usando lo stesso coltello o lo stesso tagliere per affettare cibi cotti e crudi non adeguatamente lavati
  • Attenzione quando si mangia fuori casa: sebbene i locali debbano mantenere elevati standard di igiene non possiamo essere sicuri al 100%. Chiedere al momento dell’ordinazione di cuocere bene i cibi e che non vengano usati vegetali crudi per la decorazione.

Il problema principale a mio parere riguarda la scarsa conoscenza delle conseguenze dell’infezione da Toxoplasma gondii e molto spesso si tende a far passare le richieste della futura mamma come dei capricci. Come abbiamo visto basta poco per contrarre l’infezione, non si tratta quindi di capricci ma di tutela di sé e del proprio piccolo.

 

REFERENZE

  • Donadono V, Saccone G, Maruotti GM, et al. Incidence of toxoplasmosis in pregnancy in Campania: A population-based study on screening, treatment, and outcome. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2019;240:316‐321.
  • Hampton MM. Congenital Toxoplasmosis: A Review. Neonatal Netw. 2015;34(5):274‐278.
  • Montoya JG, Liesenfeld O. Toxoplasmosis. Lancet. 2004;363(9425):1965‐1976.